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Lettura in metropolitana: I pesci non chiudono gli occhi (Erri De Luca)

I miei spostamenti in metropolitana, di solito, sono dedicati alla lettura. A volte sono i quotidiani, comprati o free press, altre volte un libro, raramente l’Ipad, qualche volta appunti di lavoro.
Non so se sia un bene o un male smettere di guardarsi intorno, di osservare chi accanto a te legge, chiacchiera, ascolta la musica, parla al telefono, si trucca o sogna ad occhi aperti.
Non so se sia bene perdere questi spunti di osservazione, ma senz’altro acquisto in spunti di riflessione.
Negli ultimi giorni a catturarmi occhi e mente durante i viaggi mattutini e serali è stato un libro “delicato” (così l’ha definito Isabella quando me l’ha “passato”): “I pesci non chiudono gli occhi” di Erri de Luca.

È la storia, autobiografica, di un bambino di 10 anni, che fa fare all’autore un tuffo indietro nel tempo. Un individuo non ancora formato, dal corpo più immaturo della mente, alle prese con la scoperta dell’altro sesso, dell’amore e delle prime esperienze di vita adulta; incerto tra voglia e paura di crescere. Poco più di cento pagine di vera poesia narrativa, di cui riporto alcune frasi sottolineate. Secondo me, da leggere.

Frasi sottolineate:
“Quel bambino di 10 anni resta fuori dalla mia portata. Lo posso scrivere, conoscere no”.

“La guardavo ed era così. Era una donna, la prima che emergeva da quella folla che non mi interessava. Altre volte ho riavuto la sorpresa di una donna che avanzava verso di me e il resto intorno andava fuori fuoco”.

“Oggi so che quell’amore pulcino conteneva tutti gli adii seguenti. Nessuna si sarebbe fermata, non avrei conosciuto le nozze, nessun fianco a fianco di fronte a un terzo che domanda: “Vuoi tu?”. L’amore sarebbe stato una fermata breve tra gli isolamenti. Oggi penso a un tempo finale in comune con una donna, con la quale coincidere come fanno le rime, in fina di parola”.

“Ancora oggi so che i baci sono il più alto traguardo raggiunto dai corpi. Da lassù, dalla cima dei baci si può scendere poi nelle mosse convulse dell’amore”.

“La vita aggiunta dopo, lontano da quel posto, e’ stata una divagazione”.
(da “I pesci non chiudono gli occhi“, Erri De Luca)

  1. antoniodelsol
    8 Febbraio 2012 a 16:32 | #1

    se devo leggere un libro ho bisogno di concentrazione e il treno forse non è molto indicato…

    • Mapo
      8 Febbraio 2012 a 20:51 | #2

      Se il libro e’ bello mi isolo e nulla mi disturba.
      Per questo mi spiace un po’ di perdermi il dintorno….

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